Sale rosa himalayano - Facciamo Chiarezza

Da qualche tempo riscuote molto successo il Sale Rosa, detto a torto Himalayano, riconoscibilissimo per il suo colore cangiante dal rosa pallido al rosso intenso dovuto alla presenza di ferro al suo interno.

Sarà bene però chiarire alcune questioni riguardanti questo prodotto, dai più definito come la quintessenza del benessere e delle virtù se utilizzato costantemente, perché è giusto avere le idee molto chiare quando si tratta di prodotti che vengono assunti quotidianamente.
Sale himalayano (o sale rosa dell’Himalaya) è un termine commerciale per indicare sul mercato un particolare tipo di halite (cioè salgemma) proveniente dal Pakistan, la cui commercializzazione in Occidente è un fenomeno avviato all’inizio del XXI secolo per opera di varie società operanti in Europa, Nord America e Australia; a dispetto del nome quindi questo tipo particolare di sale proviene da una regione chiamata salt range nel Punjab, un sistema montuoso, situato a trecento chilometri dalla ben più famosa catena che gli ha dato il nome e che si estende per oltre 200 chilometri, ma con altezze modeste.

Nel Salt Range, si trovano immensi depositi di questo salgemma, la cui notorietà risale a svariati secoli addietro, e se ne producono oltre mezzo milione di tonnellate all’anno, principalmente nella più famosa delle miniere ad oggi conosciute che si trova a Khewra, operativa dal 320 a.C.

Khewra è la seconda miniera più grande del mondo, ed è nel contempo anche la più grande di quelle presenti nel continente asiatico, conta infatti 150 metri di altezza di strati salini, estendendosi su di un’area di oltre 100 chilometri quadrati, con oltre 40 km di gallerie. Solo il 50% del materiale estratto annualmente va in lavorazione per diventare sale, il rimanente contribuisce a formare i pilastri interni che consolidano la struttura.

Appurata quindi la zona di provenienza di questo minerale, possiamo anche dire che negli ultimi anni su questo prodotto si è fatta una pressione marcata a livello commerciale per spingerne il suo consumo, decantandone virtù e benefici di tutti i generi, che hanno però come rovescio della medaglia il fatto da non essere suffragati da alcun tipo di studio scientifico.

Di seguito illustreremo i benefici del sale rosa Himalayano, ma come già scritto non ci sono studi scientifici a suffragare quanto affermato da diversi testate e blog, quindi le affermazioni vanno assunte sempre con il beneficio del dubbio.

I principali benefici del sale rosa dell’Himalaya

Essendo un prodotto non raffinato, il sale rosa non possiede alcun additivo chimico, poiché viene estratto e venduto senza essere sottoposto a nessun tipo di trattamento, i suoi residui sono quindi quasi inesistenti e il suo assorbimento intestinale migliore rispetto al cloruro di sodio, poiché minore rispetto a quest’ultimo.
Appare quindi subito evidente che il conseguente beneficio è quello di contrastare la ritenzione idrica, cosa invece in un certo qual modo favorita dal comune sale da cucina, con tutti gli aspetti collaterali che possono seguirne, a partire dal controllo dell’omeostasi cellulare (l’equilibrio dinamico dei liquidi tra ambiente intracellulare e extracellulare), dell’ipertensione (che fa sempre riferimento all’omeostasi), per terminare con quello del pH cellulare, che si mantiene in un equilibrio dinamico. Diretta conseguenza del controllo del pH è anche la riduzione di crampi muscolari.

Si ritiene che il sale rosa sia anche un aiuto nel corretto metabolismo, nel migliorare l’assorbimento a livello intestinale dei nutrienti, nella detossificazione dell’organismo attraverso lo scioglimento e l’eliminazione dei sedimenti, e perfino di una riduzione del gozzo tiroideo, grazie ad una sua azione sulla tiroide. Chiaramente nessuno di questi benefici è comprovato da pubblicazioni scientifiche, quindi è d’uopo l’uso del condizionale, anche se viene spontaneo pensare che in qualche maniera in popolazioni normo nutrite e con una dieta variegata, l’effetto del sale rosa potrebbe essere di incidenza minore rispetto a quello che potrebbe avere nelle popolazioni della sua zona d’origine.
In questa ottica sarebbe quindi spiegata la sua terapeuticità e l’uso fatto nel corso dei secoli da parte delle popolazioni orientali.

Anche se questa ipotesi si rivelasse veritiera, rimane sempre il dato di fatto che la quantità di ferro presente in questo sale è non proporzionale alla sua assunzione a livello dell’organismo: il nostro corpo infatti ha bisogno di una assunzione di 10 mg di ferro al giorno per gli adulti di sesso maschile, mentre per le donne si va dai 27 in gravidanza ai 18 da adulte per ridursi a 10 per le donne anziane; dai dati pubblicati sulla composizione del sale rosa si deduce una concentrazione in percentuale variabile di questo minerale, che va da un minimo di 0.2 a 50 mg di ferro per ogni chilogrammo di sale. Stando così le cose e considerando che l’assunzione di sale giornaliero, di qualsiasi genere esso sia, non supera i 10 grammi, si evince chiaramente che la quantità di ferro assunta con questo sale è trascurabile rispetto al nostro fabbisogno.
Per semplificare notevolmente questo discorso si potrebbe anche fare un paragone con ad esempio la menta che è ricchissima di ferro, ne possiede infatti $$\frac{ 10mg }{100gr}\ $$, ma per poterne assumerne la quantità richiesta dall’organismo, una donna adulta dovrebbe mangiare quasi 200 grammi di menta e la cosa appare davvero poco plausibile, considerato il suo utilizzo quasi esclusivamente a livello di spezia alimentare.

Altro tasto dolente per il sale rosa è quello dei metalli pesanti; nel 2003, furono effettuati dei controlli da parte dello stato tedesco sui alcuni campioni di sale rosa venduto in Germania; il risultato fu che vennero trovati moltissimi minerali e altrettanti elementi della tavola periodica. In questo contesto venne rilevata anche la presenza di due metalli pesanti particolarmente dannosi per l’organismo, quali Piombo e Cadmio.
Del piombo si conosce fin troppo bene la tossicità per il nostro organismo, mentre meno conosciuti sono gli effetti del cadmio, considerato teratogeno (cioè causa di mutazioni genetiche letali) e cancerogeno a livello 1 secondo OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Tale metallo è presente nel sale rosa, fortunatamente non in concentrazioni che potrebbero rivelarsi dannose, ma che sono comunque tali da poter essere un serbatoio di eventuali problemi.
Dulcis in fundo, purtroppo non si hanno prove neanche a riguardo della marcata concentrazione di Iodio nel sale rosa, poiché alcuni siti ne riportano la presenza seppure in concentrazione <0.1 g/kg mentre altri siti negano la sua presenza nelle impurità contenute nel sale. Di fatto in India, stato vicino al Pakistan zona di produzione del sale rosa, la vendita di quest’ultimo è stata vietata, poiché non aveva benefici sulla popolazione proprio per la mancanza di Iodio.

Troppe congetture, e troppe incertezze circondano questo prezioso ed antico salgemma;
la più accreditata delle tesi e che la sua vendita sia stata spinta da un ben congeniato progetto di marketing, e che veramente i suoi benefici siano più marcati ed evidenti su una popolazione che non sia normo nutrita, e ad ogni modo, fino a quando non saranno pubblicati studi scientifici che sorreggeranno con numeri e dati le ipotesi che vengono dal mercato, sarebbe bene considerare il sale rosa alla stregua del nostro cloruro di sodio nostrano, solo molto più chic!