La caffeina fa male?

La caffeina fa male? come assumerla, come funziona, come viene eliminata dal nostro corpo

Il caffè è una delle bevande che fanno parte della tradizione italiana e quasi un simbolo: sono tantissime le persone che non riescono a rinunciarvi al bar la mattina, prima di cominciare la giornata lavorativa o di studio, oppure al termine del pranzo, ideale suggello ad una buona mangiata.L’elemento alla base del caffè è la caffeina, una sostanza che ciclicamente finisce nel mirino delle critiche, dividendo estimatori e detrattori: da una parte chi ritiene che faccia male, dall’altra chi la considera benefica o quanto meno innocua.

Come quasi sempre accade quando si parla di alimentazione, sono le quantità a fare la differenza: dosi moderate di caffeina sono addirittura utili per l’organismo, mentre può diventare molto pericolosa quando si eccede. Esattamente, però, a cosa ci riferiamo quando parliamo di caffeina? Quest’ultima è la sostanza psicoattiva maggiormente diffusa al mondo ed utilizzata nella quotidianità da un elevato numero di persone per la sua capacità di migliorare le abilità mnemoniche e la concentrazione. Si rivela dunque un valido alleato per lo studio ed il lavoro d’ufficio.

La molecola che compone la caffeina risulta simile all’adenina e, a contatto con le cellule del corpo, provoca un incremento dell’adrenalina e della noradrenalina. In caso di eccessiva assunzione di caffeina, l’aumento dell’adrenalina e della noradrenalina causa un incremento della frequenza cardiaca, vasocostrizione e concentrazione nei muscoli dell’afflusso di sangue e maggiore rilascio di glucosio da parte del fegato.

In che modo la caffeina viene eliminata dal nostro organismo?

Attraverso il circolo ematico viene metabolizzata dal fegato e in particolare dall’enzima citocromo P450.

Tale enzima è incaricato di metabolizzare le sostanze che si trovano nel sangue e che il fegato vuole smaltire, fra cui appunto la caffeina. In seguito alla metabolizzazione si formano tre xantine (nello specifico teofillina, teobromina e per la maggior parte paraxantina) che vengono poi espulse dall’organismo attraverso le urine.

Che tipo di relazione si instaura fra il nostro corpo e la caffeina?

Questa può essere considerata una sostanza chimica che non provoca danni ma in compenso con l’andare del tempo può modificare l’omeostasi, ovvero creare degli scompensi nell’equilibrio generale del nostro organismo.

Il corpo umano, dunque, tende a sviluppare una certa tolleranza nei confronti della caffeina se quest’ultima viene assunta costantemente; sviluppando la tolleranza alla caffeina, l’organismo cerca di rendere tale sostanza meno “fastidiosa” possibile per il proprio equilibrio. Dopo quanto tempo il corpo è in grado di sviluppare la tolleranza alla caffeina? In genere dopo che se ne assumono 200 mg al giorno per due settimane (15 giorni).

Nel momento in cui si sviluppa la tolleranza ad una sostanza subentra l’assuefazione, vale a dire che gli effetti di quella sostanza vengono attenuati o addirittura scompaiono e per poterli ripristinare è necessario incrementare il dosaggio della suddetta sostanza. La soluzione, in questo caso, è interrompere l’assunzione della sostanza in questione per un lasso di tempo pari a quello impiegato dal corpo per sviluppare la tolleranza a quella determinata sostanza. In termini pratici, si può sviluppare la tolleranza bevendo all’incirca due caffè al giorno.

Come abbiamo visto, la dose giornaliera in seguito alla quale si sviluppa tolleranza alla caffeina è di 200 mg al giorno, mentre la tazzina di caffè classica contiene dagli 80 ai 120 mg. Esiste anche una dose di caffeina che si rivela letale per l’uomo ed è di 192mg per ciascun chilogrammo del peso corporeo. Questo significa che un uomo di 100 chilogrammi andrebbe incontro alla morte se dovesse assumere poco meno di 20 grammi di caffeina, una dose decisamente molto elevata e pressoché impossibile da ingerire nella quotidianità se non in maniera volontaria. In caso di intossicazione dovuta a caffeina, i sintomi riscontrati sono paragonabili a quelli dei farmaci psicostimolanti.

Si ha a che fare, infatti, con una certa irrequietezza, spesso accompagnata da stati d’ansia, agitazione e tremori, ipertensione, tachicardia, disturbi a livello gastrointestinale, frequenti minzioni e contrazioni muscolari incontrollate, del tutto spontanee. Nella fase più acuta, per curare l’intossicazione ci si affida di solito alla dialisi. La dipendenza da caffeina (detta anche caffeinismo) si sviluppa quando si consuma una dose giornaliera di caffeina superiore ai 400 mg, che corrispondono all’incirca a cinque caffè.

Pure la dipendenza provoca degli effetti collaterali fastidiosi e da non sottovalutare, a partire da irritabilità e nervosismo a cui si aggiungono mal di testa, agitazione e - come nel caso dell’intossicazione - tachicardia. Il consiglio è quello di ridurre immediatamente il dosaggio quotidiano, riportandolo al di sotto della soglia critica rappresentata dai 200 mg al giorno. Bisogna, inoltre, prestare molta attenzione ai dosaggi di caffeina quando si stanno assumendo contemporaneamente dei farmaci, poiché in questo caso l’azione dell’enzima citocromo P450 risulta meno efficace a causa della mole di lavoro che deve affrontare.

Tale enzima, infatti, non è deputato solo alla metabolizzazione della caffeina ma pure di altre sostanze e in particolare di molti tipi di farmaci, fra cui gran parte degli antibiotici e la pillola anticoncezionale. Il metabolismo della caffeina sarà più lento se si stanno assumendo questi medicinali, dunque una quantità inferiore di caffeina può produrre maggiori effetti, come se se ne fosse assunto un dosaggio superiore, perché risulta più lento il suo smaltimento da parte dell’organismo. Per conoscere in anticipo quali sono i farmaci metabolizzati dal citocromo P450 basta consultare il foglietto illustrativo della pillola anticoncezionale.