L’insulinoresistenza come prevenirla, riconoscerla e curarla

Con il termine insulino-resistenza viene indicata quella particolare situazione, causata da deficit o scompensi ormonali, e meno spesso da problemi genetici o farmacologici, nella quale le cellule dell’organismo dimostrano una scarsa sensibilità all’azione dell’ormone insulina, e che quindi si pone come possibile quadro scatenante l’insorgenza del diabete di tipo 2.

Cos’ è l’insulina?

L’insulina è un ormone polipeptidico, direttamente implicato nella metabolizzazione del glucosio e del suo assorbimento all’interno delle cellule, il cui meccanismo d’azione è molto semplice, l’ormone si lega ad un recettore proteico posizionato sulla membrana cellulare, dando inizio a quello che è chiamato processo di trasduzione del segnale, che culmina con l’ingresso nella cellula del glucosio tramite una proteina che prende il nome di IRS.

Questo processo, a prima vista molto semplice, è però governato da un meccanismo di feedback negativo, poiché se l’insulina consentisse un ingresso massivo del glucosio nelle cellule e generasse una situazione di ipoglicemia (bassa concentrazione ematica dello zucchero), il nostro organismo potrebbe andare incontro a gravi malattie o addirittura alla morte, come nel caso della Malattia di Addison, quindi l’azione dell’insulina viene antagonizzata da altre sostanze endogene quali il cortisolo, glucocorticoidi, GH, glucagone e adrenalina.

insulinoresistenza

Il meccanismo deve essere equilibrato ma dinamico, sensibile alle minime variazioni del nostro organismo, ma se questo non fosse possibile per il verificarsi del fenomeno della insulino-resistenza le conseguenze potrebbero essere molto gravi. Gli antagonisti dell’insulina hanno diversi modi per agire nel delicato processo di regolazione glicemica, possono ridurre il numero dei recettori insulinici sulla membrana cellulare come nel caso del GH, oppure possono distribuire in modo differente le molecole deputate al trasporto del glucosio all’interno delle cellule, chiamate GLUT4, le quali in caso di produzione di insulina dovrebbero cambiare la propria posizione, passando dal compartimento intracellulare alla membrana fosfolipidica, per veicolare quindi il glucosio ematico all’interno.
I GLUT4 cambiano la loro posizione in risposta al segnale che si viene a creare quando l’insulina si lega al suo recettore di membrana, dando così il via a quello che si chiama TRASDUZIONE.

Riassumendo possiamo dire che quando viene immesso dello zucchero nel sangue, il pancreas inizia a secernere insulina, questa raggiunge le cellule muscolari ed adipose attraverso il flusso ematico e modula l’azione dei GLUT4, che dovranno favorire lo smaltimento all’interno della cellula del glucosio ematico in eccesso, trasferendosi sulla membrana. Se qualcosa cambia in questo equilibrio, che è ciò che si rischia con l’introduzione eccessiva di carboidrati, i recettori GLUT4 non si trasferiscono più sulla superficie della membrana in presenza di un dato quantitativo di Insulina e il pancreas è costretto ad aumentare le proprie secrezioni per raggiungere il medesimo risultato, fino ad arrivare al punto di non ritorno, quando la produzione di insulina non stimola in alcun modo le cellule muscolari e si ha quindi l’insorgere del fenomeno della insulino resistenza. Diretta conseguenza di questo squilibrio metabolico è l’insorgenza del diabete mellito di tipo 2.

A complicare la situazione vi è inoltre anche il coinvolgimento dei lipidi, che pur non essendo interessati dal meccanismo ormonale dell’insulina, entrano in gioco nella competizione cellulare. Alti livelli di trigliceridi nel sangue, infatti, ostacolano l’ingresso del glucosio nelle cellule. Una delle cause dirette di questo fenomeno è l’acquisizione di molta carne rossa, è bene quindi ricordare che avendo problemi di diabete o di iperglicemia, sarebbe meglio non eccedere con il consumo di carne, per non acutizzare il quadro clinico.
A questo punto verrebbe spontaneo pensare che, individuata nel surplus calorico la causa primaria dell’insulino resistenza, basterà semplicemente introdurre un numero minore di calorie per avere un miglioramento e una probabile soluzione del problema, ciò è parzialmente vero, poiché non è così semplice risolvere il problema una volta che si è creato, e questo perché il nostro organismo è una macchina perfetta e il suo funzionamento è sempre in un equilibrio dinamico. Sarà comunque una nota positiva introdurre tante calorie quante siano necessarie al movimento che noi effettuiamo. Per comprendere meglio questa situazione introduciamo il concetto di quella che si chiama Flessibilità Metabolica; fonti principali di “combustibile” per l’organismo umano sono carboidrati e lipidi (comunemente definiti zuccheri e grassi), che sono utilizzati in modo alternato, quando l’organismo è in situazione di riposo utilizza come fonte i lipidi, quando invece assumiamo del cibo il primo meccanismo si interrompe e si passa ad utilizzare i carboidrati. Da notare è come i due meccanismi si escludano l’un l’altro in una situazione di normalità e come invece perdano questa alternanza nella sindrome da insulino resistenza, non essendovi infatti un blocco dei processi, questi continuano indistintamente, provocando tutta una serie di squilibri metabolici, poiché alla fine chi è in sovrappeso si troverà ad utilizzare come combustibile i carboidrati anche a riposo.

Si è ipotizzato che la spiegazione per questo quadro possa risiedere nei Mitocondri, organelli cellulari dalle caratteristiche creste, sede del processo di respirazione cellulare, vere e proprie centrali energetiche, che “costruiscono” una molecola chiamata ATP, fonte di energia per il trasporto di sostanze, il movimento, insomma le funzioni base della cellula.
Il numero dei mitocondri è importantissimo per un corretto metabolismo energetico ed è implicato nella resistenza all’insulina, poiché parrebbe proprio evidente che quest’ultima sia responsabile del loro depotenziamento, non rendendo la cellula abile a smaltire il carico energetico che le arriva quotidianamente. Il problema non è sicuramente di facile soluzione, ma si può sicuramente migliorare un quadro clinico da insulino resistenza iniziando ad allenarsi in maniera costante.
L’esercizio fisico costante contribuisce sicuramente ad aiutare tali situazioni, seguendo nel contempo una dieta con alimenti a basso indice glicemico, utili per riequilibrare la flessibilità metabolica, ricorrendo solo in casi davvero particolari a terapie farmacologiche.
In conclusione, se dovessimo constatare dei livelli di glicemia ematica elevati, accompagnati da stanchezza e sonnolenza, ed osserviamo che pur limitando il nostro consumo calorico non otteniamo alcun miglioramento, possiamo pensare di effettuare un test per misurare la glicemia ed eventualmente una curva glicemica per accertare di non essere incorsi nella insulino resistenza , dato che questa causerebbe notevoli problemi collaterali a livello di vari organi quali fegato dove potrebbe provocare una steatosi epatica, o a livello dell’apparato cardiocircolatorio, dove l’aumento della insulina ematica produrrebbe ritenzione idrica con conseguente innalzamento della pressione arteriosa, e l’accumulo dei lipidi sarebbe invece causa si aterosclerosi e ostruzioni alle arterie, oltre chiaramente al diabete di tipo 2 sopra menzionato.